Il cimitero dei Burci

I burci erano imbarcazioni adibite al trasporto di merci ed erano lunghe dai 20 ai 40 metri.

Il Sile

Testo a cura di Giulio Ordigoni

Il Sile è stato la via di collegamento principale tra l’area della provincia di Treviso e Venezia fin dal medioevo.
Presso i musei della zona, in particolare al Bailo di Treviso, sono presenti numerosi reperti databili tra l’età del bronzo e l’età del rame provenienti dalle escavazioni di ghiaia effettuate tra Casier e Sant’Antonino a testimonianza che il fiume era frequentato sin da epoca preistorica.

Esistono documenti di epoca romana che parlano di opere idrauliche, manutenzione e costruzione di approdi.
Fonti storiche confermano la presenza sul Sile di grandi imbarcazioni per il trasposto di merci già dal XIII secolo, la navigazione commerciale continua fino agli anni 70 del ‘900.

Il Veneto fu l’ultima regione italiana ad abbandonare il trasporto fluviale.

Fin dal medioevo lungo tutto il suo corso sorgono mulini che vengono usati sia per macinare cereali ma anche per alimentare industrie.
Le sue
acque calme e navigabili sono usate per portare le merci dalla repubblica di Venezia fino all’entroterra. L’economia della provincia di Treviso è agevolata dalla presenza di una via di comunicazione così importante con Venezia.

Già da prima dell’anno 1000 sono presenti delle fornaci per la costruzione di mattoni e intorno dal 1800 lo sviluppo di tali industrie arriva suo massimo, grazie alla natura alluvionale del terreno e alla relativa facilità del trasposto via acqua.
Ad oggi sono pochissime le fornaci ancora in attività.

Vengono costruiti porti per lo scarico delle merci ma questo non basta, oltre al porto servono anche i servizi, ecco che arrivano le locande e le osterie dove i marinai possono spendere il loro stipendio.

Il trasporto su acqua cresce e con esso anche le imbarcazioni crescono, si adattano e si migliorano.
Non si può navigare un fiume con un’imbarcazione da mare. Serve una barca a fondo piatto, larga il giusto per essere stabile e capiente.
 

Nascono i Burci, grandi imbarcazioni simili a chiatte  lunghe 20-30 anche 40 metri, larghe dai 3 ai 5. Barche da carico ma pronte a navigare un fiume con i suoi fondali bassi. Resta un problema però… Da Venezia fino Treviso è tutta una risalita contro corrente.

In fiume a vela non si può andare e nemmeno a remi, la soluzione è la più facile e ovvia, basta tirare la barca contro corrente. Ecco che lungo tutto il corso del fiume fino alle porte di Treviso dove era situato l’ultimo approdo si costruiscono delle stradine, quasi dei sentieri, che costeggiano tutto il Sile.

I grandi burci entrano in Sile e qui iniziano a essere trainate con delle cime.

Da un lato la chiatta, dall’altro? Mucche, buoi, asini e quando serve anche uomini.
Le cime usate per trainare le imbarcazioni sono grosse, lunghe e pesanti, in dialetto trevigiano si chiamavano “reste” da qui deriva il nome di quelle strade e sentieri che seguono il fiume: le  restere.

Il Vero problema restavano le strette curve che il sile aveva nel tempo disegnato con lo scorrere delle sue acque. Per questo motivo nei punti più difficili venivano eretti dei cippi di pietra per far scorrere le corde in modo da far seguire all’imbarcazione il percorso più facile e meno rischioso.

Tutto passava per il Fiume, dai cereali per i mulini ai tessuti pregiati, dal legno da costruzione al carbone.

Taglio del Sile

Già sul finire del 1600 il sile è stato canalizzato per allontanare le acque dalla laguna per evitare il suo interramento andando a incanalare le sue acque nel vecchio alveo del Piave all’altezza di Caposile, questo tratto è conosciuto come “taglio del Sile”

Il boom economico degli anni 50 rende il burcio fondamentale per lo sviluppo industriale.
Aziende come la
Chiari e Forti di Silea crescono anche grazie a loro, vengono migliorati i porti e vengono scavati nuovi rami per rettificare il corso del fiume e quindi diminuire i tempi di percorrenza.

Proprio in quegli anni viene cambiato il corso del fiume nella zona di Silea, il fiume viene raddrizzato, si costruisce il nuovo porto ed anche una centrale elettrica.
Quest’opera idraulica crea l’isola di Villapendola e il tratto originario del fiume non viene più usato per la navigazione, nasce così il Sil Morto.

I burci hanno dato il loro contributo anche durante le due guerre, trasportando materiali e uomini da e verso il fronte. Sul finire della seconda guerra mondiale i burci erano stati requisiti dai tedeschi ed i barcari venivano costretti a trasportare materiale bellico rischiando di venir colpiti dagli attacchi alleati.
Molti barcari affondarono volontariamente i propri burci per evitare di diventare un bersaglio per recuperarli alla fine delle ostilità.

Cimitero dei burci

Quando pensiamo al Sile e ai suoi tesori la prima cosa che ci viene in mente è il cimitero dei burci.

Si tratta di un luogo molto scenografico e particolare in cui sono presenti circa 20 relitti, lasciati a marcire dai loro proprietari intorno alla fine degli anni 60 del secolo scorso.

Il Cimitero dei burci si trova a Silea e proprio nel mezzo è presente una passerella pedonale che consente un facile accesso.
La maggior parte dei relitti visibili sono stati abbandonati per
motivazioni economiche, il trasporto via barca era stato soppiantato da quello via ferro e via gomma.

Le strade iniziavano ad essere asfaltate, i mezzi diventavano sempre più veloci ed affidabili mentre il burcio restava lento e necessitava di un porto di appoggio.

Alla fine della guerra qualche barcaro provò a modernizzare la propria imbarcazione installando i motori dei mezzi militari abbandonati ma nessuno fu in grado di battere l’evoluzione tecnologia dei camion. 

In molti punti del Sile sono presenti dei burci abbandonati, ma nel cimitero dei burci la concentrazione è la più alta.

Il sito era prima una cava e poi negli anni 20 diventò uno squero, ovvero un piccolo cantiere nautico.

Quello che oggi appare come una distesa disordinata di imbarcazioni lasciate a marcire era in realtà una zona ben definita in cui ogni barca aveva il suo posto, negli anni la corrente, le piene e la vegetazione hanno rotto questo precario equilibrio trasformandolo in quello che vediamo oggi.

Nel 2014 un team di archeologi marini ha svolto un approfondita ricerca aiutati anche da alcuni membri di Open Canoe Open Mind, andando a mappare e catalogare ogni singolo relitto.

Da questa ricerca è stato scoperto che nel cimitero dei burci sono presenti imbarcazioni anche molto vecchie, facendo intendere che il sito fosse stato già usato in precedenza. Grazie al lavoro degli archeologi Claudio Fadda e Marta Laureanti si è potuta ricostruire la storia quasi tutte le imbarcazioni presenti, sono state effettuate rilevazioni in acqua e anche con l’utilizzo di immagini satellitari.

Grazie a questa ricerca è stato scoperto che alcune imbarcazioni sono state spesso riparate e aggiornate per renderle più produttive.

Il burcio non era un semplice mezzo di lavoro ma diventava bensì anche la casa del barcaro e della sua famiglia, fino alla loro completa dismissione infatti il burcio era un vero e proprio stile di vita.

I figli dei barcari non andavano a scuola ma bensì venivano cresciuti e istruiti nella pancia della grande nave che li portava su e giù per il Sile. Nell’ambito del progetto di pulizia del fiume siamo stati spesso nella zona del cimitero e abbiamo trovato molti residui “domestici”.

Il caso a mio avviso più curioso è stato il ritrovamento di una cucina economica proprio nel bel mezzo del cimitero, dapprima abbiamo pensato a qualche incivile che dopo molta fatica getta in fiume un oggetto così imponente ma poi anche grazie agli archeologi abbiamo capito che proveniva direttamente da un burcio.

Ancora oggi all’interno di una chiatta è presente un bidone di benzina marcato R.E. (Regio Esercito), un classico riuso di materiale post bellico in un contesto di estrema povertà dove però non mancava certo l’ingegno e l’arte di arrangiarsi.

Foto tratte dai libri:
Sile alla scoperta del fiume, Camillo Pavan, 1989
Il Sile vita fra terra e acque da Treviso a Venezia, Neri Pozza editore, 1979

 

Aiutaci a mantenere pulito il Sile

Scrivi a info@opencanoe-openmind.com per partecipare alle uscite di pulizia sul Sile.